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Diario
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26 giugno 2014

"Le mamme non mettono mai i tacchi"

Incredibile ma vero: prima o poi arriva il momento. QUEL momento. Quel momento in cui hai anche voglia di riderci su.
Negli ultimi anni hai letto tutto e il contrario di tutto, sei passata dal leggere Estvill e il suo metodo per far saltare i neonati dentro un cerchio infuocato brandendo un frustino (ed hai accarezzato per un attimo l'idea di provarci pure tu, per sopravvivere), ad iscriverti a gruppi fb dall'esplicito scopo di organizzare agguati contro il suddetto dottore: forargli le gomme della macchina, mettergli la colla nella serratura, cose così -e nel caso si azzardi a piangere, il meschino, fin troppo ovvio il da farsi. Hai letto guide alla genitorialità che ti insegnassero l'A B C del mestiere più difficile e poi contro-guide alla genitorialità che ti insegnassero che non c'è niente da insegnare. Ti sei trovata un po' in confusione. E hai letto libri sul trovarsi in confusione.
E poi finalmente, un bel giorno, sei arrivata alla mèta: non una guida, non una contro-guida bensì una anti-guida.
Ed è quello di cui avevi bisogno, caspita: riderci un po' su, alleggerire i toni.
Certo, per quanto mi riguarda, ammetto che se me lo avessero detto tre anni fa che prima o poi avrei avuto voglia di "alleggerire i toni", avrei preso molto diplomaticamente a testate l'interlocutore.
Per questo, se tu che mi leggi adesso, sei una primipara neomamma in difficoltà, perdona il tono fin troppo ironico che sto usando e sappi che hai tutta la mia stima, la mia vicinanza affettiva e la mia comprensione. Tieni duro, fa' il tuo percorso, nei modi e nelle forme che ritieni più giuste, ma, credimi, c'è luce in fondo al tunnel, se ne esce, ed arriva anche il momento in cui si sente il bisogno di sdrammatizzare, di guardare indietro tramite il filtro dell'ironia. Forse perché l'ironia è la più bella scialuppa di salvataggio di cui dispone la nostra nave, e forse perché abbiamo navigato a vista in un mare tempestoso per troppo tempo ed ora abbiamo semplicemente voglia di metterci in salvo. E possiamo farlo, anche con un sorriso. Anche con una lettura diversa da quelle finora fatte. E' come mettere un "punto e a capo".
Un libro che ti consente di provare una tale sensazione merita di essere letto.
Ecco, è con questo spirito che ho iniziato la lettura di "Le mamme non mettono mai i tacchi – antiguida al mestiere di mamma".
Bizzarro modo quello che mi ha condotta a questo libro, peraltro tipico dei nostri tempi: avevo previamente "conosciuto" la sua autrice via internet, leggendo alcuni suoi commenti in talune pagine fb frequentate da entrambe. Mi aveva colpito, non so, c'era qualcosa che mi pareva di "riconoscere", una sottile comunanza.
E' stato del tutto normale che mi venisse curiosità di leggere quella sua "creatura cartacea", ed in effetti leggendola ho meglio realizzato che l'intuizione di "comunanza" era ben fondata.

Anche l'autrice de Le mamme non mettono mai i tacchi, aveva avuto un inizio di genitorialità assai impegnativo, per dirla con un eufemismo. E questo già bastava per farmela sentire vicina.
La sua modalità narrativa poi mi è particolarmente cara: il sorriso, l'ironia, quel distacco a tratti un pelino cinico, ma solo apparentemente e in modo assai divertente, perché in realtà, dietro ogni pagina, e soprattutto laddove si sfiorino argomenti particolarmente "caldi", le sue parole ti toccano nel profondo, ti emozionano con quella forza palpitante che solo le cose "vere" riescono a trasmettere.
Può quindi capitare di trovarsi a fare un sorriso, poi una risata, e poi, voltata pagina, leggere due capoversi e ritrovarsi inondati di lacrime. Letteralmente. E' successo a me.
Sì, è vero che a me succede più volte al giorno, ma vi assicuro che il merito quella volta è stato dell'emozione della lettura e non del mio stato emotivo da sindrome premestruale perenne.
Ho molto apprezzato anche lo stile calibrato e rispettoso dell'autrice che, pur sostenendo alcune fra quelle che anche per me sono delle verità incontrovertibili, non lo fa mai dando l'impressione di enunciare dogmi, ma circoscrive sempre alla sua esperienza, oppure aggancia con prudenza il discorso a dei "quasi sempre" a dei "generalmente". E quando vieni da anni di letture in cui "TUTTI i bambini sono COSI'", questa cosa ti fa sentire molto beatamente leggera.
Rispettosa anche quando è impietosa, e mica è cosa da tutti.
Luana Troncanetti, l'autrice, riesce così a farti provare un minimo (giusto un minimo, eh) di simpatia anche per certe tipologie di mamme, descritte appunto in una spassosa fenomenologia mammesca, mamme che di simpatia ne ispirerebbero davvero pochina, come la temibilissima LAMMAMMADI'.
Ed è carino riconoscere qualcosina di sé nelle varie descrizioni, ma mai ammetterò in quali categorie mi sono riconosciuta.
E ce n'è anche per i babbi, cari miei!
Credo che se dovessi scegliere la cosa che più ho amato in "Le mamme non mettono mai i tacchi", sarebbe il senso di liberazione che ho provato in merito ad un tema, quello della presunta uguaglianza dei bambini ("i bambini sono tutti uguali").
Ho avuto a che fare (e in minima parte ho tuttora) con un bambino che di uguale agli altri non ha avuto NIENTE per più di un anno e mezzo di vita. Ho vissuto un anno e mezzo (e oltre) di qualcosa che assomigliava solo vagamente ad una vita, era più una via di mezzo fra una tortura e la più rudimentale sopravvivenza. E certi commenti, certi giudizi, certi dogmi, appunto, vomitati addosso da chi aveva semplicemente avuto la fortuna di vivere un percorso più in discesa, mi hanno segnata per sempre.
Ritrovare tutto questo nelle pagine di questo libro, ma ritrovarlo affrontato con quella consapevole sicurezza che ti permette anche di sbeffeggiare certi/e illusi/e vomita-sentenze, mi ha fatto provare un senso di vera liberazione, un riscatto.
Cito un passaggio che è da applauso:
"I bambini sono tutti uguali è il commento sdegnato di chi ti accusa di non avere pazienza con tuo figlio perché non ha mai avuto a che fare con nulla che somigli minimamente ad un bimbo vivace. Ve lo dice una che ha dovuto faticare come una bestia per ottenere un minimo non dico di disciplina, ma di distratta accondiscendenza di tanto in tanto. I bambini non sono tutti uguali! Non tutti gridano come ossessi quando non vogliono fare qualcosa, non tutti mordono e lanciano oggetti contundenti, non tutti iniziano a camminare quando sarebbe appena ora di imparare a stare seduto da solo, non tutti si agitano e parlano anche nel sonno. Non tutti fanno queste cose; qualcuno le fa ogni tanto, qualcuno le fa un po' più spesso, qualcuno non le fa per niente.
La mamma di un bimbo esuberante, abituata al suo consueto tour de force, potrebbe tenere a bada un branco di quegli adorabili frugoletti che si lavano le mani senza fare storie, mangiano senza distruggere il seggiolone, evitano di lanciare pallonate alla collezione di Swarovski, mentre ricama le proprie iniziali a punto erba su un asciugamano di lino. Chiunque può crescere dei bimbi la cui massima forma di trasgressione consiste nello sfilare le mutandine alla Barbie per vedere cosa c'è sotto! Prendersi cura di un bimbo vivace, invece, è più sfiancante del convincere Beppe Bigazzi che l'Italia, oltre alla Toscana, ospita altre diciannove regioni (davvero?! N.d.r. da toscana).
Ogni situazione diventa una lotta all'ultimo sangue; qualsiasi richiesta della mamma, anche la più rudimentale, si risolve in un delirio di urla.
Lavare, vestire, sfamare, rincorrere e infine riuscire ad infilare nel letto un bambino che non ubbidisce mai, per nessuna ragione, con nessuna lusinga, con alcuna minaccia, per partito preso, è un'impresa titanica.
Se ti lamenti per lo sforzo quotidiano, anche se lo fai costantemente col sorriso sulle labbra, passi per una mamma poco accondiscendente, una che perde la pazienza per ogni sciocchezza, una che avrebbe fatto bene a non avere figli perché "si sa che i bambini sono faticosi".
Che nessuno si azzardi a dirmi che non ho pazienza, perché io non sono una di quelle mamme che si lamentano del nulla, che si stancano anche soltanto a fare il bagnetto al bambino, che inorridiscono se il loro cucciolo alza la voce leggermente più del previsto! Io sono una mamma che DAVVERO non riesce a mettere i tacchi, una che non sa cosa voglia dire riposare cinque minuti, una sorta di lemure costantemente sull'attenti che non si rilassa mai e che corre, corre, corre come il vento dalla mattina alla sera. Quando mio figlio aveva dieci mesi potevo già infilare gli adorati jeans che indossavo prima di rimanere incinta perché il mio ventre era ritornato piatto come una tavola. Il fatto che alcune mamme impieghino degli anni prima di riassumere un aspetto umano fornisce un'idea di quanto sia efficace il costante allenamento cui mi sottopone il mio minuscolo personal trainer. Quindi, se permettete, ho forse diritto più di un'altra mamma di dire che sono stanca ed è forse più lecito che perda ogni tanto la pazienza, anche perché io non sono intollerante: io sono distrutta!
A suggerirti di essere più comprensiva, poi, sono di solito le mamme di almeno tre bambini che, sempre perfettamente truccate, riescono a dirigere proficuamente una multinazionale, a coltivare l'hobby della pasta al sale e andare dal parrucchiere un paio di volte alla settimana. E io che trovo serie difficoltà anche a lavarmi i denti? I casi sono due: o i loro figli non sono realmente vivaci oppure queste donne usano il bromuro come se piovesse!".

Boato in platea. Pubblico in piedi. Applausi a scroscio.

Adesso il figlio dell'autrice è uno splendido ometto di dieci anni, e il mio, ancorché diavolicchio quattrenne, non è più paragonabile all'uragano umano che è stato per i primi quasi due anni di vita, ma certi ricordi, certi segni restano. E "rileggerli" -in tutti i sensi di questa espressione- col sorriso sulle labbra, aiuta.
Qualche capoverso più avanti del passaggio citato, si legge: "Non tutte le mamme di bimbi tranquilli sono delle odiose megere con un unico scopo nella vita: quello di far sentire inadeguata un'altra mamma; lungi da me affermare una simile idiozia".
Ecco, è quello che dicevo prima, è sempre calibrata anche laddove l'intento ironico è manifesto.
In realtà in "Le mamme non mettono mai i tacchi" si sottolinea anche questo, la necessità di maggiore solidarietà ed empatia fra donne, fra mamme.
Personalmente, su questo argomento sono abbastanza scettica e disillusa, ma di sicuro il mio piccolo, modesto contributo alla causa cerco di non farlo mancare.

E quindi se tu che mi stai leggendo sei una primipara neomamma in difficoltà, ribadisco quanto detto più sopra: tieni duro, sorella, perché forse non sarà domani o la settimana prossima, ma arriverà il giorno in cui potrai ripensare a tutto ciò che adesso ti devasta e potrai farlo col sorriso sulle labbra, potrai farlo riuscendo a rimettere al posto loro i consigli e i giudizi altrui, e magari, chissà, riuscendo ad essere più di aiuto tu ad altre col tuo ascolto silente e partecipato di quanto non siano stati con te tutti quegli inutili fiumi di parole, o meglio pozze stagnanti di parole, ché i fiumi son troppo belli.
Concludo questo post dedicato a un libro che mi ha tenuto compagnia in modo divertente e intelligente, citandone un altro passaggio, di quelli davvero vibranti, di quelli in cui il velo dell'ironia si solleva un istante e lascia intravedere tutta l'emozione.
E' un bellissimo passaggio e mi piace pensarlo dedicato a tutte le mamme ma in particolare a quelle mamme che hanno dovuto scoprirsi "mamme ad alta risposta" (espressione che uso come speculare riflesso del "bimbo ad alto bisogno").
"...una notte qualsiasi in cui il tuo piccolo si sveglia. Ancora... Piange, chiede di te. Ti alzi barcollando, ubriaca solo di sonno, e lo prendi in braccio. Aspiri il profumo delicato della sua testolina, lo stringi al seno e pian piano smette di ululare. Ti piazza in faccia due occhioni immensi, liquidi. Ti afferra il pollice con il ditino, giocherella con il lembo della tua camicia da notte, gorgoglia qualcosa e alla fine ti regala un sorriso pieno di gengive e riconoscenza. In quel momento capisci che non sei mai stata più donna di così, il buio della notte si rischiara e scopri che puoi farcela, una madre ce la fa sempre. Rinunciare a qualsiasi cosa ti sembrerà sopportabile, naturale. I tacchi alti rimarranno a vegetare nella scarpiera senza rimpianto in attesa di nuovo ordine, perché rendono più femminile una donna, ma non fanno necessariamente di lei una femmina. Un figlio, invece, sì.".




permalink | inviato da Nunzia Dalton il 26/6/2014 alle 14:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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