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Diario
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30 giugno 2016

Care maestre...

Care maestre, e così siamo arrivati davvero alla fine.
Tre anni. Non sono pochi, tre anni, è un bel pezzettino di vita vissuto insieme... Quotidiani piccoli riti, saluti, sorrisi, sguardi, qualche momento critico affrontato col vostro aiuto... La nostra quotidianità. La nostra bellissima quotidianità. Tutto questo mancherà.
Avete visto crescere Cosimo che da cucciolissimo com'era, è adesso quel bizzarro e meraviglioso miscuglio di personcina ancora tanto piccola ma già con le prime caratteristiche fisiche e non solo fisiche di "bimbo grande". Avete contribuito magnificamente a questa crescita.
Adesso vedete volare via lui ed i suoi amici ed è un'emozione che provo ad immaginare... e penso che non sia per niente facile. Gratificante, certo, gioiosa, pure, ma non solo, anche per niente facile...
Nello splendido video con le loro foto che mi ha tanto commossa all'ultima riunione, ad un certo punto è apparsa una scritta in cui dicevate di sentire i nostri "uccellini" anche un po' vostri.
Care maestre, è stato un regalo bellissimo leggere quelle parole: mi ha inorgoglita immensamente che lo sentiate anche un po' vostro -lui e i suoi compagni.
E lo è, è anche un po' vostro davvero, e per quanto ci riguarda state pur certe che lo resterà anche in futuro. Perché faremo in modo che lo resti.
Anche se non sarà facile vederci troppo spesso, anche se verremo gioco forza risucchiati da nuovi ritmi e da nuove abitudini, Cosimo resterà sempre anche un po' vostro, di questo non dubitate.
Come è naturale che sia, anche per voi inizierà un nuovo percorso, nuovi picoli riti, nuovi saluti quotidiani e sguardi e sorrisi e qualche momento critico da affrontare insieme a qualcun altro... E un pizzico di sana invidia la provo, pensando che non saremo più noi.
Inizierà un nuovo ciclo, nuove piccole vite da accompagnare verso il loro volo. Saranno dei piccoli fortunati ad incontrarvi sul loro cammino.

Grazie di tutto, care maestre, con tutto il cuore.





permalink | inviato da Nunzia Dalton il 30/6/2016 alle 20:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

16 giugno 2016

Alcune cose che sono cambiate...

Quando è iniziato l'asilo, tre anni fa, c'erano alcune cose che oggi non ci sono più.
Perché tre anni volano talmente in fretta che quasi non te ne accorgi, ma se provi a rimettere insieme i pezzi, i ricordi, se torni all'inizio di questo percorso, tre anni fa, ti accorgi ad esempio che...
...
1) Il comò lo chiamavamo  ancora "fasciatoio", visto che fungeva per quello scopo, sia pur parzialmente.
Adesso è tornato ad essere nient'altro che il comò.
2) Il pannolino, infatti, era stato abbandonato durante il giorno già da qualche settimana prima dell'inizio dell'asilo, ma restava una presenza costante durante le notti e durante i pisolini pomeridiani.
Dall'inizio del secondo anno d'asilo i pannolini sono usciti definitivamente di scena. Incredibile come possa mancare anche un'attività come il cambio di pannolino.
3) Anche il pisolino pomeridiano ha fatto la sua uscita di scena esattamente all'inizio del secondo anno quando Cosimo ha annunciato fermamente la sua volontà: "io quest'anno il pisolino non lo faccio, sono grande e voglio fare le attività pomeridiane coi miei amici".
Il sabato pomeriggio, infatti, quando non c'è scuola, continuiamo tuttora a dire "facciamo un po' di pisolino insieme", ma sono solo io quella che lo fa, lui nel mentre guarda i cartoni. E mi organizza sorprese bellissime. Sembra incredibile che sia lo stesso cucciolo di tre anni fa.
4) La nanna serale veniva preceduta dalla poppata della sera, l'ultima superstite dai tre anni ai tre anni e mezzo, quando infine anche a quella è stato detto addio.
C'è stato poi l'addormentamento in braccio in poltrona (toccandola, la sua amata poppa), poi quello con la lettura dei libri o con le coccole o con le ninne nanne.
E poi ora, che possono esserci varie combinazioni di coccole e letture, ma può anche esserci semplicemente un: "io ho sonno, vado a nanna, 'notte".
Beh, magari con l'aggiunta di: "uno di voi mi accompagna, per favore?". Ma secondo me durerà poco.
5) Il lettino era di quelli piccoli, con le sbarre. E dall'anno scorso non c'è più.
6) Svegliarsi e non trovarmi nel letto, perché magari mi era toccato il turno di apertura del negozio, significava pianti disperati e lunghissimi tentativi di suo padre per farlo riaddormentare. Adesso significa girarsi dall'altra parte e riaddormentarsi se è nel suo letto. Girarsi dall'altra parte e riaddormentarsi più comodamente in orizzontale se è nel lettone.
7) Il passeggino era ancora un mezzo di locomozione molto in uso per girellare nel quartiere. Adesso lo utilizzo solo come carrellino per portare la spesa quando faccio scorta di detersivi pesanti.
8) Viaggiare in macchina significava babbo alla guida e Zosi ed io dietro. Poi, io davanti col babbo negli spostamenti brevi e dietro con lui in quelli lunghi. Ora sempre davanti a prescindere dalla durata.
9) In macchina si ascoltavano le canzoncine di Peppa Pig e ora si ascolta Caparezza. Ed Elio, e Cristicchi e Bertoli e Guccini e De Andrè e Silvestri e un sacco di altri, se è per questo. Poi lui a casa canticchia Lady Gaga ma vabbè.
10) In tv si guardavano solo i cartoni animati, da Peppa a Mia and me, al treno dei dinosauri. E questo era già un passo avanti rispetto a La foresta dei sogni. Certo ora si guarda Kung fu panda e Gumble ed è una gran figata!
E ogni tanto ci concede pure qualche programma da grandi. Qualche pezzo di programma da grandi. Qualche pezzo di programma da grandi in cambio del giochino sul cellulare.

Beh, penso che la lista potrebbe andare ancora avanti e magari la aggiornerò in seguito.
E penso che vederlo crescere sia una roba davvero strana, un bel mix di orgoglio, nostalgia, felicità, qualche pensiero, e tanto tantissimo puro amore.
Ah, probabilmente l'undicesimo punto di questa lista potrebbe essere la sua espressione quando sorride, perché da qualche giorno un dentino ha preso a dondolare e non mi stupirei se, primadonna com'è, se lo facesse cadere esattamente l'ultimo giorno d'asilo o magari per il suo compleanno.





permalink | inviato da Nunzia Dalton il 16/6/2016 alle 12:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

16 giugno 2016

Cosimo è pronto, noi pure

L'esperienza all'asilo volge al termine. Manca davvero poco oramai e poi compiremo questo importante giro di boa.
Quante cose in tre anni sono cambiate, sembra ieri che iniziavamo questo percorso, e sono ben tre anni... Eravamo appena usciti da periodi a dir poco impegnativi, con una serenità di vita ancora acerba, tutta da coltivare e rafforzare, fiduciosi di poter contare in tal senso anche proprio su questo percorso d'asilo, così particolare e formativo. Eravamo speranzosi, desiderosi, dal passo ancora traballante anche se con una rotta ben impostata.
Ecco, oggi siamo un po' diversi.
Già dalla persona alla quale era intitolato l'istituto si poteva ben sperare: Margherita Fasolo.
Vissuta a Firenze, negli anni del fascismo, educatrice di giorno e partigiana di notte. Beh, le premesse erano ottime.
Ricordo i primi giorni, quelli dell'ambientamento, perché così venivano chiamati, "ambientamento", e non "inserimento" come in tutti gli altri asili che conosco. Ed io che sono una maniaca delle Parole, non rimasi certo indifferente davanti ad una scelta terminologica così precisa ed indicativa del tipo di approccio e di attenzione riservati ai bimbi.
Si "ambientavano" e non "venivano inseriti". Praticamente un manifesto programmatico.

Tre anni in cui degli equilibri nuovi si sono formati e consolidati in modo sorprendente, e si fa davvero fatica ad accettare l'idea di doversene staccare.
La nostra rassicurante routine quotidiana, il percepire i bimbi protetti, compresi e rispettati, in modo speciale e delicato. Al tempo stesso gioire vedendoli giorno dopo giorno diventare indipendenti e autonomi a punti tali che mai avrei immaginato possibili: basti pensare alla gita di "fine ciclo", una sorta di coronamento a questo percorso di tre anni: due giorni in gita, soltanto loro e le maestre. E nei mesi precedenti loro stessi in autonomia a decidere quanti sarebbero andati e quanti preferivano di no. Perfettamente consapevoli chi di essere pronto a tale evento, chi di preferire attendere ancora. Un livello di consapevolezza e di autostima che tanti adulti se lo sognano.
Ecco, allontanarsi da tutto ciò non sarà facile per niente. Dire addio ad un qualcosa che quotidianamente, senza quasi che tu te ne accorga, aiuta le "persone piccole" ad evolvere, senza "scossoni" ma prendendole per mano, accompagnandole con discrezione e permettendo loro di compiere delle scelte, beh, no, dire addio a tutto ciò non sarà affatto facile.
Ed ora ci siamo.
Poco meno di un mese e si volta pagina.
Pensiamo all'imminente futuro e talvolta la sensazione è un po' quella di entrare nella fossa dei leoni.
Non un percorso in qualche modo "protetto", ma l'esatto opposto: un territorio che per certi versi potrebbe rivelarsi assai ostico: la Scuola Pubblica, con tutte le sue difficoltà, le sue contraddizioni, le sue ingiustizie intrinseche. Tutt'altro che rassicurante come prospettiva, specie venendo da dove veniamo.
Ma c'è un "però". Un "però" di tutto rispetto: però noi adesso siamo pronti.
Forti e consapevoli di esserlo, non solo, ma desiderosi di sentirci parte della "collettività pubblica", per così dire, di farcene carico per quanto di nostra competenza, di dare il nostro contributo per migliorarla. La nostra impronta abbiamo voglia di non farla mancare, anche se per cause di forza maggiore dovesse assumere più le sembianze di una zampata che di una impronta.
Beh, noi ci siamo, siamo pronti.
E se lo siamo è anche merito di questo bagaglio costruito negli ultimi tre anni, un bagaglio prezioso che porteremo sempre con noi.
Il mio impegno per il prossimo mese sarà godermi il più possibile ogni singolo istante, imprimere nella memoria ogni colore, ogni sfumatura, ogni suono, ogni parola.
Mi godrò quei piccoli magici, potenti, meravigliosi istanti che le "persone piccole" regalano ogni giorno e che noi "persone grandi" dovremmo solo raccogliere e custodire, e spesso invece neppure ce ne accorgiamo.
Cercherò di accogliere la malinconia perché è inevitabile che ci sarà, e l'emozione, forte, dirompente, perché ci sarà pure quella. Lascerò loro tutto lo spazio che richiederanno, ma cercherò di tenere ben salda dentro di me la consapevolezza che non si tratterà di quel tipo di malinconia che ti sgomenta e ti toglie il respiro, ma di una malinconia tenera, calda come un abbraccio rassicurante. Una malinconia bella, che ci fa guardare indietro verso un percorso indimenticabile del quale andar fieri, ma che non ci impedisce di desiderare il futuro, il futuro che abbiamo scelto per noi, che se non appare rassicurante cionondimeno, anzi forse a maggior ragione, ci spinge a volerne essere orgogliosa parte.

Cosimo è pronto, noi pure.




permalink | inviato da Nunzia Dalton il 16/6/2016 alle 12:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

17 marzo 2016

Istantanea/4

La "piccola pausa davanti allo specchio" è un nostro giochino sciocchino, senza pretese di alcun tipo, nato per caso e non per scelta, senza cotruzioni concettuali, ma alla fine denso di significato come solo le cose semplici sanno essere.
Dopo averlo svegliato, ogni mattina lo prendo in braccio e lui cinge i miei fianchi con le gambe e si rincantuccia col viso sulla mia spalla. Io ne approfitto per odorarlo profondamente e per dare qualche piccolo bacino a quel viso ancora mezzo addormentato e quindi dolcissimo ma già mezzo sveglio e quindi arrabbiatissimo. Intanto ci avviamo verso la cucina e giunti a metà ingresso dove è appeso un grande specchio ci fermiamo. Osservo per un attimo l'immagine che lo specchio ci restituisce: nella stanza ancora in penombra sembriamo un'unica persona dalla forma un po' strana. Mi giro di tre quarti in modo che anche lui possa guardare e annuncio "piccola pausa specchio", lui apre gli occhi e incrocia quella stessa strana forma umana che siamo noi due; fa ancora una fatica tremenda ad aprire gli occhi, praticamente li dischiude appena, sembrano due fessurine, ma una sbriciata allo specchio la dà ogni mattina pure lui. Poi li richiude e riappoggia il viso sulla mia spalla. Almeno fino alla cucina, dove lo deposito su una sedia per iniziare la colazione e la giornata -e la vita. Vicino a me, ma staccato da me. Perché non siamo un'unica strana figura umana, in realtà, siamo due persone. Ma è bello illudersi di esserlo ancora, magari solo per la durata di una "piccola pausa specchio".
Finché questo piccolo rito durerà, finché riuscirò a tenerlo in braccio o più probabilmente  finché lui me lo permetterà, la "piccola pausa specchio" mi regalerà ogni giorno quella sensazione di unicità e di appartenenza totali nonché la visione di due piccole deliziose fessurine di occhi che ricercano quell'immagine solo perché io l'annuncio.
Finché durerà. Ma intanto la fermo qui con un click.





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29 gennaio 2016

Istantanea/3

Notte. Di sicuro dopo le tre, perché l'accordo prevede che il libero accesso al lettone possa avvenire solo dopo le tre.
Vocina sussurrante che nel silenzio assoluto della notte ripete "mamma" un numero imprecisato di volte finché non mi sveglio:
-Mamma, posso venire adesso?
-Sì, vieni.
Rispondo con un misto di fastidio e gioia a creare uno degli stati d'animo più difficilmente descrivibili che conosca.
Ormai non scende più dal lettino ma si allunga creando una sorta di ponte umano dal lettino al lettone e compie questo attraversamento puntellandosi sul mio viso o sulla mia schiena, a seconda della mia posizione. Si infila sotto le coperte rannicchiandosi vicino a me (ci resterà dai quattro ai sei minuti, sotto le coperte), posa una mano su una poppa ed è a questo punto che ogni volta, prima di ricrollare meravigliosamente rilassato dentro un sogno, anzi essendo già per metà riaddormentato direi, avvicina le labbra al mio viso e vi posa con delicatezza un piccolo bacino, lui che non è quasi mai sbaciucchioso, lui che non ama particolarmente che lo sia io nei suoi confronti. Ogni volta, meravigliosamente rilassato, prima di rientrare nei sogni, un piccolo dolce spontaneo incantevole bacino notturno.
Clic.




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21 gennaio 2016

Le definizioni di Cosimo/12

-Mamma, ma come fa a perdere la TV?
-...?
-Come fa quella che perde la TV a perderla davvero. La TV è grande, poi ci sono i fili e poi...
Lo interrompo -ogni tanto capita anche a ruoli inversi- e cerco di mettere qualche punto fermo, giusto per tentare di orientarmi.
-Di CHI stiamo parlando?
-Di quella della canzone!
-QUALE canzone?
-Quella dove dice che perde la TV! (detto come "mica era così difficile da capire!")
Ecco, adesso è molto più chiaro.
-Ma tu sei proprio sicuro che ci sia una canzone in cui c'è una che perde una tv?
-Sì!
Seguono alcuni minuti di trallallà nananana' per cercare di farmi capire a quale canzone si riferisce, con in mezzo alcune parole specificissime e peculiari tipo "amore" e "però". Lallallallà amore...nanananna però.
E insomma, alla fine, non so neanche io come, riesco ad individuare il brano incriminato e quindi:

Le definizioni di Cosimo/12:

"Lento come il movimento
che se fai distratto
perdi il tuo momento
perdi la TV"

Tipo: "Lento come il movimento che se fai distratto perdi il tuo momento perdi l'attimo", tipo.





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25 dicembre 2015

La mia cosa preferita del Natale

-Muoviti, Zosi, facciamo tardi!!
Gli urlo ostinandomi ad usare quest'espressione, "tardi", come se per lui potesse all'improvviso caricarsi del benché minimo significato.
Lui traccheggia col telcomando.
-Cosimo spegni quel telvisore e infila quelle "beep" di scarpe, sono le otto e venticinque.
Sì, perché invece "otto e venticinque" rende il tutto assolutamente più chiaro per lui.
-"Beep" è una parolaccia, mamma.
-Hai ragione, chiedo venia, però infilati quelle "beep"di scarpe.
Sono le otto e venticinque del mattino e da circa tre ore sto già accumulando portentoso stress prenatalizio. Adesso ho questa collaudata consapevolezza che se perdiamo l'autobus delle otto e trenta, sconfiniamo in una fascia oraria della qual non c'è certezza, come del domani, nel senso che l'autobus potrebbe addirittura arrivare, domani.
La fermata è sotto casa, ce la possiamo fare.
E l'ascensore come nella migliore tradizione di quando uno ha fretta è occupato: due condomini stanno programmando la lista della spesa per il menu del cenone. Ci dev'essere qualche incomprensione e va risolta prima che uno dei due si rechi all'assalto del supermercato prescelto. E vuoi forse non dirimere la questione sul pianerottolo con la porta dell'ascensore aperta?
Arriviamo al pian terreno e corriamo fuori giusto in tempo per vedere il nostro autobus che riparte dalla fermata e si allontana inesorabilmente. Se fossimo in un film qui ci starebbe un primo piano sul mio volto.
Oppure uno sul volto di Cosimo. A seconda se il film sia drammatico o comico.
Ci accingiamo ad attraversare la strada e ad iniziare macumbe propiziatorie, quando due lievi colpi di clacson attirano la nostra attenzione: una compagna di classe di Cosimo con la mamma, ci offrono uno strappo in macchina. Siamo salvi, penso, mentre assicuro Zosi al "seggiolino per gli ospiti", benedicendo questa generosa lungimiranza che ci consente di accettare il passaggio.
-Mi fermo un attimo al forno a prenderle la merenda, resti tu in macchina con loro, così non stiamo a slegarli e a rilegarli?
Mi domanda ad un certo punto e la mia schiena fa la ola in segno di risposta. Legarlo al seggiolino è misura di salvaguardia della sua salute e di distruzione per la mia schiena.
Scende e resto sola coi pargoletti.
Fuori c'è un tiepido solicino che si fa largo fra l'ancor fitta nebbia del mattino, il cielo è grigiognolo ma con qualche nuvoletta che si colora di rosa, fa tanto tipica mattina invernale, aggiungici le decorazioni natalizie ovunque, l'aria calduccia all'interno della macchina e sì insomma "se mi rilasso collasso", qui c'è da reagire subito, un altro secondo e mi si chiudono gli occhi.
Sgancio la cintura, mi giro rapidamente verso i pargoli e butto fuori la prima cosa che mi viene da dire, giusto per tenermi su:
-E allora, bambini, che si dice?
Mi guardano, non dicono niente ma leggo nei loro occhi un "'Mah".
Ritento:
-Visto che nebbiolina? Ma vedrete che più tardi uscirà un bel sole.
Cioè la sto buttando sul meteo? Non credo alle mie orecchie.
Infatti è un successone: silenzio assoluto.
Non esiste, ho una tradizione di grande intrattenitrice di pargoli da onorare, adesso vi frego:
-E ditemi un po', cos'è la cosa che vi piace più di tutte del Natale?
"I regali!", rispondono in coro in perfetto sincrono.
-E a te?
Rilancia lei.
-A me non i regali, a me...
-Non ti piacciono i regali?!
Mi incalza come avessi appena confessato di aver ucciso Babbo Natale.
-No no, aspetta, i regali piacciono un sacco anche a me.
Rido e continuo, anzi, tento di continuare perché Cosimo mi interrompe e risponde al posto mio, cantilenando la risposta come l'avesse imparata a pappagallo, con tanto di gesto della mano destra che rotea lentamente come per dire "le solite cose":
-Il riunirsi tutti insieme e passare del tempo insieme e chiacchierare riuniti a tavola e queste cose qui.
Come ti smonto l'autostima genitoriale con poche cantilenate parole e un gesto.
Noblesse oblige, ignoro, non cedo ad istinti davvero poco natalizi -anche perché il malefico è simpatico, mannaggia a lui- e riprendo:
-Vediamo, la mia cosa preferita in assoluto del Natale... eh, non è così facile effettivamente, è un bella domanda...
-L'hai fatta tu, mamma.
Grazie eh, amore, è sempre bello contare sul tuo appoggio. Mi giro di nuovo dando le spalle ai bambini e guardo vagamente fuori, in lontananza il Lungarno e la sua nebbiolina.
-Ci sono: la mia cosa preferita del Natale non è una cosa, è un momento.
E' quel primo momento in cui mi sveglio la mattina di Natale e prendo coscienza che E' NATALE, che è proprio quello, IL giorno. La casa è ancora tutta silenziosa, c'è una sorta di strana e magica fissità diffusa tutt'intorno. Di lì a poco tu, Cosimo, ti sveglierai e andrai a controllare se i biscotti e la carota sono stati mangiati... vedrò l'espressione di goia nei tuoi occhi e quindi resto ancora per un po' ferma nel letto, nel silenzio tipico dei giorni di festa, a pregustarmi tutto questo che ancora deve accadere... Ecco, credo proprio che sia questa, la cosa che mi piace di più del Natale.
Mi giro di nuovo indietro verso i bimbi: guardano fuori dai rispettivi finestrini, lei completamente assorta in altri pensieri, lui completamente assorto in altri pensieri scaccolandosi. Credo abbiamo smesso di ascoltarmi fra la terza e la quinta parola.

Rido. Tolgo le dita dal naso di Cosimo e rido.
Ripartiamo e ci avviamo a scuola e l'ennesima giornata frenetica può continuare, con in mezzo questa piccola pausa imprevista che mi ha strappato un sorriso e un pensiero.
Già perché alla fine penso non sia casuale se proprio quello è il mio momento preferito del Natale, un momento in cui non corro e non inseguo il tempo bensì aspetto e assaporo l'attesa. Un momento in cui il tempo sembra immobile e non perennemente più avanti di me, come un autobus perso.





permalink | inviato da Nunzia Dalton il 25/12/2015 alle 21:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

29 ottobre 2015

Un bacio

E insomma, una volta guardavo questo video, take me to church, e Cosimo girellava lì intorno.
Ad un certo punto, vedendo quanto questa canzone mi "prendeva" molla trenino e dinosauri e viene a sedersi accanto a me puntando il pc per capire.
Avendo già visto più volte questo video, penso immediatamente la prima cosa che qualunque genitore dotato di buon senso penserebbe con comprensibile preoccupazione: ma avrà gli strumenti per assorbire quella scena così forte, non sarà un po' prematuro, non potrebbe restarne traumatizzato? E' una frazione di secondo, una decisione da prendere d'istinto, di cuore. E subito.
Metto in pausa.
Stop. Non voglio che la veda.
La vita lo metterà in contatto con realtà di quel tipo, ma non ora, non così. Sì, ho paura che non sia pronto, che quella visione potrebbe influenzarlo negativamente.
E' un pestaggio. E' violenza pura. E' branco contro un singolo. E' disperazione.
Non ora, non così.
-Perché, mamma?
-Perché è una scena estremamente violenta, preferisco spiegartela a Parole: molte persone che infieriscono su una persona sola. Sai che preferisco che tu non veda scene violente, vero?
-Sì. Ma fino a lì posso vedere, assieme a te? A te piace, vorrei vederlo anche io.
-Certo.
Rimetto dall'inizio. Le immagini scorrono, sento che percepisce chiaramente la tensione del video, della musica e, un po', pure la mia. E' una prima volta per noi ed è una prima volta bellissima.
Eccoci.
-Perché si baciano?
La domanda è nuda e leggera e potentissima, priva di qualunque sottotraccia, di giudizio, di imbarazzo. Non abbiamo al momento fra le nostre frequentazioni coppie omosessuali, ha visto baci fra me e suo padre, fra i nostri amici etero ma mai fra due uomini.
Ecco, questo, precisamente questo è uno di quei momenti in cui io sto costruendo la vita di un'altra persona.
Con le Parole che sceglierò, con la naturalezza con cui le pronuncerò. Per questo dico che crescere un figlio è fare politica attiva 24 ore su 24. Momenti come questo sono diamanti.
-Perché si amano.
-Ah, già, giusto.
Ah.
Già.
Giusto.




permalink | inviato da Nunzia Dalton il 29/10/2015 alle 16:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

15 ottobre 2015

Le definizioni di Cosimo/11

-Sai mamma, una volta all'asilo con la mia amica siamo andati in bagno e abbiamo fatto pipì assieme, proprio nello stesso momento.
-Ah, buffo!
-Sì, e lei ha fatto pipì in piedi, come me.
-Ma dài, è impossibile, ma come può aver fatto?
-Sì sì, con le manine si è tirata su le palline e...
-Amore, lei NON ha le palline.
-Ah già, giusto, ho sbagliato, volevo dire che si è tirata su il pipino e...
-No, chicco, lei non ha neppure il pipino.
-Ah già già, è vero. Si è tirata su... (indica con la mano la zona inguinale, ndr), aspetta, come si chiama... la... la...
-... (pregustando)
-La donnola!

Le definizioni di Cosimo/11:
Donnola, tipo apparato genitale della donna, tipo.







permalink | inviato da Nunzia Dalton il 15/10/2015 alle 7:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

17 settembre 2015

Film di paura

Torno a casa sapendo che il pargolo ha trascorso il pomeriggio con la febbre alta.
So anche dai mesaggi della cara tata Martina che il ragazzo è comunque su di spirito e non privo di energie.
Congediamo la nostra amica e mi appresto a vivermi quei consueti venti minuti io&lui prima di preparare cena e varie e eventuali.
Solitamente in quei venti minuti si tiene una sessione di lotta.
Certo oggi non stando bene è ipotizzabile che vengano impiegati per coccoline, raccontini, al limite lettura di librino o un po' di tv insieme.
Sì, presumibilmente sarebbe andata così, se non avessi introdotto in casa il fattore X, quel fattore imponderabile che modifica il corso degli eventi: prima di rincasare ho acquistato due sobri gancini a ventosetta (di quelli ai quali si appendono gli asciughini, per capirsi): di plastica-a-forma-di-coccodrillo-gialli. Lui li fiuta immediatamente da dentro la busta e li porta alla luce, modificando così il corso degli eventi della storia (della nostra serata).
"Belli!! Mettiamoli qua!", e li appiccica alla porta di ingresso.
"Okay, andiamo a farci due coccoline, adesso?".
"Mmhh...".
"Un po' di tv?".
"Naaa".
"Librino?".
"No. Facciamo un film".
Dice proprio così, film, non un video. Più che dirlo, lo annuncia. E aggiunge:
"Tu riprendi col cell dalla porta di camera andando piano piano fino ai coccodrilli, però, aspetta un attimo, spengiamo quasi tutte le luci: ne lasciamo solo solo una per fare "ammosfera", e poi (mi prende per mano e mi porta vicino al pc) cerchiamo una musica su "utùb", una musica thriller, perché... (pausa crea suspence con sguardo verso un punto che non c'è in alto a destra) sarà un film di paura".
E' talmente preciso e circostanziato e motivato e convincente che non ho il coraggio di dire o fare nient'altro se non divenire seduta stante la perfetta aiuto regista ed eseguire.

E insomma adesso mi trovo con questo "film di paura" nel cell, indecisa se farlo uscire o meno nelle sale. E con la piacevole scoperta che la febbre, a questo giro, oltre ai canonici centimetri in più, me l'ha trasformato in cineasta.






permalink | inviato da Nunzia Dalton il 17/9/2015 alle 19:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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